“La lentezza è il nuovo Lusso”. Le tendenze di consumo nate nel 2017 e pronte per il 2018

Digital Followers - 3 tendenze di consumo del 2017 - 2018

In questo articolo diamo uno sguardo al 2017 che ormai è in chiusura. La domanda che ci poniamo è questa: quali sono le principali tendenze di consumo emerse (o consolidate) quest’anno, che da fenomeni di nicchia diventeranno di massa forse già a partire dal 2018?

Studiare i fenomeni di consumo ci aiuta a comprendere il mondo in cui siamo e in cui vogliamo stare, sia come individui che come aziende o professionisti. L’analisi delle evoluzioni di società, mercati e costumi è la materia di cui si occupa l’eccezionale team di Squadrati, ricercatori di mercato con sede a Milano, di cui riportiamo in seguito alcuni punti salienti del report dedicato alle tendenze di consumo per il prossimo futuro.

Il report inizia così:

Le tendenze che analizziamo sono fenomeni emergenti che sono cool oggi, ma diventeranno mainstream domani.

Per il 2016/2017 Squadrati ha individuato 4 macroforze sociali che si riflettono su 8 tendenze di consumo comuni a diversi settori merceologici. Ci concentriamo ora su 3 di queste tendenze:

  • Lifecurator
  • Qualified self
  • Survival


Life Curator

Troppe informazioni, troppe opzioni di scelta, nel nostro mondo tutto è troppo, è pieno, è caotico. Nel quotidiano, siamo costretti a operare di continuo scelte anche molto piccole come l’acquisto di un tipo di shampoo anziché un altro, col rischio di andare in sovraccarico o di sentirsi perennemente in stato di ansia.

Ed ecco che nasce il fenomeno del Lifecurator, che è quella tendenza per cui le persone cercano servizi che selezionino cosa è meglio per loro. Da qui diventa facile comprendere il proliferare di app che filtrano informazioni e notizie, brand che restringono le loro gamme di prodotto, tecnologie basate su intelligenze artificiali che forniscono dati e informazioni già organizzati.

Come si riflette tutto questo nei consumi?

La tendenza è in sostanza una grande voglia di semplificazione.

I segni sociali sono vari, come ad esempio il Mobile cocooning (cocoon significa bozzolo in inglese), ossia l’inclinazione a isolarsi completamente nel proprio smartphone, da cui si diventa dipendenti perché è sempre con noi, vanificando i confini tra lavoro e tempo personale.

Altro segnale è la cosiddetta “infobesity”, una sorta di bulimia da informazione: siamo sempre connessi perché la comunicazione è praticamente gratuita, con la conseguenza che le ore ci sembrano scorrere velocissime tutti i giorni e siamo in perenne sottile stato di agitazione e stress.

E i Brand cosa fanno?

Nel marketing tornano a fare la parte da leone le Newsletter, strumento che sembrava preistoria del web. Le newsletter ci dicono cosa potremmo comprare e selezionano per noi (spesso in base ai nostri gusti, i nostri precedenti acquisti, il nostro profilo demografico, ecc) i prodotti che potrebbero interessarci. L’acquisto diventa facile perché la parte più complessa, ossia la scelta, è in pratica già fatta.

Anche Spotify cavalca l’onda della selezione: dentro a una banca dati musicale sterminata, è lui che ogni settimana ci prepara una playlist di 30 pezzi pronti da ascoltare, in base ai nostri gusti. In questo modo Spotify ci risparmia la fatica di scegliere cosa ascoltare.

E gli esempi potrebbero continuare, come ad esempio i box di prodotti, veri e propri “kit pronti all’uso” per cucinare, per il fai-da-te, per il benessere e bellezza, ecc. Oppure l’inclinazione di negozi e ristoranti a concept essenziali, dove la percezione visiva sia semplificata, con il peso cromatico e formale ridotto al minimo.


Survival

Le risorse sono esauribili e sono state oltremodo maltrattate, spetta a noi ogni giorno compiere scelte consapevoli per non consumare il pianeta dopo decenni di abusi senza controllo.

È sempre più in crescita la consapevolezza sociale della finitezza delle risorse, dell’inquinamento e dello spreco attuato dalle società umane, cosa che apre le porte a un ambientalismo di emergenza: dove gli Stati non arrivano, il singolo può operare scelte per migliorare almeno il suo pezzettino di mondo.

Ecco perché nel 2017 proliferano i prodotti scelti sulla base dell’impatto ambientale ridotto al minimo (Km0), i ristoranti no-waste e l’auto-produzione casalinga.

I rischi ambientali tornano in primissima pagina, nel 2017 tutti ci siamo indignati di fronte alle rivelazioni sulla condotta irrispettosa dell’ambiente da parte di Volkswagen, ci siamo interessati alla Conferenza di Parigi e in Italia abbiamo commentato il caso dei nostri altissimi livelli di polveri sottili (PM10).

Come si riflette tutto questo nei consumi?

Nasce una nuova etica del cibo (ci sarebbe da ragionare anche sul termine “etica”, aggettivo diventato non a caso di moda e sempre più in associazione al cibo) dove si guarda non solo al salutismo, ossia mangiare bene per stare meglio noi stessi, ma si tiene in altissima considerazione anche l’impatto ambientale, che significa operare scelte di acquisto di alimenti che non inquinino o distruggano il nostro pianeta.

Da qui la “lotta” all’olio di palma e alla carne, l’espandersi esponenziale del veganesimo e la predilezione per cibi a Km0 che non prevedono un costo energetico elevato per il trasporto, né inquinamento, né poco rispetto per i veri produttori.

E i Brand cosa fanno?

IKEA diffonde il suo concept “Zero Sprechi” per la cucina del 2025: composta di soli scaffali a vista, ricicla le acque e ha un liofilizzatore per conservare a lungo i cibi. Non ha un frigorifero.

Silo 39 è il primo ristorante “No Waste” in UK. Cibo a Km0 e avanzi trasformati in compost da restituire agli agricoltori e fornitori. Instock ad Amsterdam usa solo cibi “brutti ma buoni” scartati dalla GDO. In Svezia nascono app che ti dicono quando il cibo acquistato sta per scadere.

I fast food si danno da fare nel tentativo di proporre un’immagine sana di prodotti naturali e locali, basti pensare ai panini gourmet di McDonald e alle sue tovagliette con le foto dei produttori di carni italiane che “ci mettono la faccia”, con tanto di nome e cognome.



Qualified Self

“La lentezza è il nuovo lusso” è lo slogan azzeccatissimo che si legge sul report di Squadrati.

Tutto è corsa, tutto è spaccare il minuto e avere la capacità di passare in pochi attimi da un registro (es. lavorativo) all’altro (es. famigliare), per poi poter continuamente accendere o spegnere uno dei due, fino a perdere nette distinzioni o confini.

E in un mondo in cui tutto ci porta a correre, dove anche il fine settimana (per chi ancora ce l’ha) è una torta plurifarcita di impegni e ‘piaceri’ spesso autoinflitti, non c’è spazio per il vuoto, la noia e i conseguenti vantaggi.

Non c’è spazio, no, a meno che tu non ti possa o voglia concedere questo lusso. Il lusso del tempo libero. Perché  a volte non ne abbiamo solo perché non sappiamo più come mantenerlo “libero”, né per noi, né tanto meno per i nostri figli iper stimolati e iper impegnati.

Come si riflette tutto questo nei consumi?

Si afferma uno stile di vita basato su unplugging, slow living e sulla ridefinizione delle proprie priorità in nome della qualità della vita. Il tempo libero e la capacità di goderne diventano così il metro di misura di realizzazione e felicità.

Share a car, share a bike, BlaBla car, noleggia l’auto: la Sharing economy ci sta insegnando che non è più necessario acquistare molti oggetti, ma è sufficiente noleggiarli o farne un uso temporaneo, perché possiamo godere tutti i benefici facendo circolare i beni senza più possederli. Si sta delineando una società in cui la moneta di scambio non sarà più il denaro ma il tempo.

E i Brand cosa fanno?

Tempo libero = Qualità della vita

La tendenza è lavorare di meno. Luxottica, azienda italiana leader nel settore occhiali, ha trasformato il premio di produzione in banca ore, perché è il tempo il vero valore.

L’esigenza di azzerare gli iper stimoli fa moltiplicare le app che disconnettono lo smartphone a un certo orario e ci suggeriscono di dedicarci a noi stessi e rilassarci, come ad esempio Unplug & Reconnect.


Come aziende, non ci resta che tenere gli occhi aperti sulle tendenze attuali che diventeranno la quotidianità del futuro. Lentezza, disconnessione, impatto zero, sono senz’altro tra le principali su cui riflettere oggi per dare una direzione lungimirante ai propri prodotti, servizi e alla comunicazione efficace del nostro Brand.

Il team Digital Followers ti augura Buon Anno Nuovo! Magari alla riscoperta, perché no, di un rallentamento dei ritmi che gioverà anche ai tuoi prodotti e servizi 😉

Qui trovi il report di Squadrati.

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