Non tutti possono giocare in serie A. Motivo? La formazione in campo. Schiera quella vincente per il marketing della tua azienda

Le mie due grandi passioni: il calcio e il marketing.

Fin da piccolo, il Babbo mi portava a vedere le partite allo stadio, e il calcio è sempre stato per me affascinante. All’età di 6 anni avevo già addosso la maglia del mio paese. Il pallone ha attraversato tutta la mia giovinezza e ancora oggi questo sport vive con me.

Nella vita, tuttavia, non sono un calciatore, ma un consulente di marketing. Calcio e marketing possono coesistere? È possibile applicare la mentalità calcistica all’interno di un piano di comunicazione? Sì, eccome se si può. Te ne accorgerai nelle prossime righe.

Creare un piano di marketing significa schierare una serie di pedine con diverse capacità e mansioni all’interno di uno schema. Pedine? Capacità? Mansioni? Schema? Se anche tu come me ami lo sport e nello specifico il calcio, hai già capito che questi fattori sono una formazione molto simile a quella della tua squadra preferita.

Vediamo uno schema calcistico applicato al marketing per la tua azienda.

3-4-3.

Azzardato, vero?

Tu che ne sai di calcio, comprendi benissimo che questo schema è per cuori forti. Ma sai benissimo anche che là fuori c’è un mercato competitivo, ci sono squadre agguerrite che da una parte tentano di salvarsi e dall’altra vorrebbero vincere lo scudetto. Se sei un imprenditore italiano, il cuore forte lo hai per natura, quindi sentiti pronto a schierare questa formazione senza problemi.

Lo schema 3-4-3 prevede tre aree fondamentali:

DIFESA = ANALISI

Molti degli allenatori con più successo sono quelli che allenano prima di tutto la difesa.

Subire pochi goal è un gran punto di forza. Perché molte partite puoi vincerle anche segnando una sola volta o pareggiando 0-0, comunque riducendo la probabilità di sconfitta.

Nel nostro caso il campo da calcio va visto come il mercato del nostro settore di appartenenza.

Come ben sai, ad oggi i mercati sono quasi tutti saturi di aziende che creano competizione tra loro. La concorrenza, attenzione, ha un risvolto molto positivo: si tratta di un buon segnale perché significa che in quei mercati ci sono consumatori già abituati a spendere. Al contrario, un mercato privo di concorrenza è un mercato “vergine”, dove molto probabilmente il consumatore non è consapevole del prodotto o del servizio che stiamo promuovendo e di conseguenza sarà molto restio all’acquisto.

Preparare la difesa per il nostro piano di marketing significa fare un’attenta analisi della situazione. Sappiamo che nel calcio il ruolo del portiere è fondamentale tanto da avere uno staff di allenatori esclusivo. Il nostro portiere è la concorrenza. Prima di tutto dobbiamo prepararci a parare i loro tiri, a conoscere come calciano, a studiare il loro attacco.

Sistemato il portiere, l’analisi passa al prodotto o servizio che vogliamo portare sul mercato. Qual è il suo punto di forza? Quali sono le caratteristiche? Qual’è il flusso dei ricavi? Quali persone coinvolge?

Il consumatore finale è al centro della nostra difesa e della nostra analisi. Capire esattamente a chi vogliamo proporre il nostro prodotto o servizio è fondamentale. Qual è il problema del nostro target? Come possiamo aiutarlo?

Il consumatore di oggi è molto diverso da qualche anno fa. Non basta creare un profilo ipotetico e approssimativo, è riduttivo. Chiediamoci: quali sono i suoi interessi? Dove lo troviamo, sui social? Cammina per strada? Cercherà di risolvere il suo problema cercandoci davanti al classico monitor e tastiera oppure ci sta cercando con il suo smartphone?

E ancora: il nostro prodotto/servizio interessa veramente a qualcuno? E se sì, in quale misura? Che cosa, il consumatore che abbiamo ipotizzato, pensa di quello che proponiamo?

Questa è l’analisi che dobbiamo e possiamo assolutamente fare in modo da avere un quadro chiaro della situazione. L’obiettivo? Avere la difesa schierata e pronta ad intervenire.

CENTROCAMPO = POSIZIONAMENTO

Da sempre il centrocampo è la fase pensante della squadra.

Io per anni ho giocato in quella zona e, dal mio piccolo, confermo senza ombra di dubbio che da lì l’azione si sviluppa e crea i presupposti per attaccare.

Avere un proprio posizionamento significa essere una squadra adulta che può militare in serie A, e pure nella zona sinistra del tabellone.

Avere un proprio posizionamento significa essere visceralmente consapevoli di che tipo di azienda siamo, dove vogliamo arrivare, come siamo diversi da tutti gli altri concorrenti sul mercato e con quale stile ci presentiamo.

Tutte le aziende hanno dei valori, ma spesso non è facile riconoscerli, farli emergere. Hai un team di ricerca e sviluppo? Hai prodotti che possono avere caratteristiche legate ai trend del momento (esempio il settore del Bio), hai un magazzino con materiale sempre disponibile? La tua azienda è stata fondata 30/40/50 anni fa? Potrei continuare all’infinito, quello che voglio dirti è che la tua azienda sicuramente ha dei valori da mettere in evidenza.

Proprio dai valori si parte per differenziarsi. Perché apparire diversi? Il cuore del posizionamento sta proprio qui.

Nella fase difensiva abbiamo analizzato la concorrenza, ora è il momento di capire come sconfiggerla. Molto spesso la concorrenza ci crea assist che non conosciamo, cross dal fondo dove possiamo far goal con un colpo di testa oppure stupire tutti con una rovesciata alla CR7.

Analizzare cosa fanno i tuoi competitor significa creare una strategia che ti differenzi da loro, che ti faccia distinguere agli occhi del tuo consumatore.

Differenziarsi significa trovare il proprio angolo di attacco, entrare nella mente del consumatore e restarci come l’azienda o il brand che fa quella cosa in quel modo, diverso da tutti gli altri. In questo modo troveremo tifosi che ameranno la nostra squadra, clienti che acquisteranno le nostre proposte.

Se l’obiettivo è posizionarsi nella parte sinistra della classifica e tentare di vincere lo scudetto o entrare nell’Europa che conta, dobbiamo avere uno stile coerente e che si faccia ricordare.

Le squadre di fascia alta indossano completi realizzati da grandi firme sportive e anche da firme moda. Curare la nostra immagine, in un mondo dove la gente consulta lo smartphone con medie di accesso altissime, sviluppando quindi un gusto che passa prevalentemente dall’apparato visivo, significa presentarci al meglio sui canali dove vogliamo stare. Nel farlo, comunicheremo in modo costante il nostro posizionamento.

ATTACCO = COMUNICAZIONE

Predisposti difesa e centrocampo, possiamo ora attaccare.

Perché solo ora possiamo attaccare?

Perché adesso conosciamo bene l’avversario, i suoi punti di forza, e abbiamo chiaro il mercato in cui giocare la nostra partita. Sappiamo come respingere gli attacchi e far partire l’azione. Azione che si svilupperà secondo gli schemi tattici che abbiamo pensato, dove esaltiamo le nostre caratteristiche e proponiamo un calcio diverso da tutti gli altri.

Ricordi il tiki taka di Guardiola? Rivoluzionario ma altrettanto efficace e sorprendente.

Attaccare significa affrontare il mercato e far goal per vendere i nostri prodotti, servizi o anche solo un’idea.

Per farlo dobbiamo attrarre il consumatore che abbiamo analizzato nella fase difensiva comunicando il nostro posizionamento. Come attiriamo la sua attenzione? Creando una proposta interessante proprio per lui. Più l’analisi è stata preparata bene e il posizionamento organizzato al top, più questa fase sarà semplice. Perché andremo a colpo sicuro.

Una volta trovato dovremo farlo diventare nostro tifoso. Fare in modo che possa cambiare da semplice utente interessato a nostro cliente.

E ancora: chi non vorrebbe riempire lo stadio tutte le domeniche?

Ecco, ora è il momento di fidelizzare il cliente che ha acquistato da noi, trasformare quel primo atto di fiducia in fedeltà a lungo periodo. Come si fa? Assistiamolo nei dubbi, nelle difficoltà, facciamogli capire che dietro al brand ci sono persone vere che sono pronte a fornirgli assistenza.

Conoscere il proprio cliente e comprendere le sue paure e i suoi problemi ci permette di rassicurarlo, ed è anche un’ottima risorsa per migliorare noi stessi, perché il client per primo spesso ci apre gli occhi su situazioni che prima non avevamo calcolato. Tener monitorato il customer care significa poter capire ancora meglio il nostro target e creare di conseguenza un prodotto/servizio ancora più personalizzato.

 

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